Menu Skip to content

Extended through March 10, 2018

Andreas Gursky

Bangkok

December 14, 2017–March 10, 2018
Rome

Installation view Artwork © Andreas Gursky/SIAE, Italy. Photo: Matteo D'Eletto

Installation view

Artwork © Andreas Gursky/SIAE, Italy. Photo: Matteo D'Eletto

Installation view Artwork © Andreas Gursky/SIAE, Italy. Photo: Matteo D'Eletto

Installation view

Artwork © Andreas Gursky/SIAE, Italy. Photo: Matteo D'Eletto

Installation view Artwork © Andreas Gursky/SIAE, Italy. Photo: Matteo D'Eletto

Installation view

Artwork © Andreas Gursky/SIAE, Italy. Photo: Matteo D'Eletto

Installation view Artwork © Andreas Gursky/SIAE, Italy. Photo: Matteo D'Eletto

Installation view

Artwork © Andreas Gursky/SIAE, Italy. Photo: Matteo D'Eletto

Works Exhibited

Andreas Gursky, Bangkok V, 2011 Inkjet print, 120 ⅞ × 89 ⅜ × 2 ½ inches, framed: (307 × 227 × 6.2 cm), edition 1/6© Andreas Gursky/SIAE, Italy

Andreas Gursky, Bangkok V, 2011

Inkjet print, 120 ⅞ × 89 ⅜ × 2 ½ inches, framed: (307 × 227 × 6.2 cm), edition 1/6
© Andreas Gursky/SIAE, Italy

Andreas Gursky, Bangkok IV, 2011 Inkjet print, framed: 120 ⅞ × 89 ⅜ × 2 ⅜ inches (307 × 227 × 6 cm), edition 2/6© Andreas Gursky/SIAE, Italy

Andreas Gursky, Bangkok IV, 2011

Inkjet print, framed: 120 ⅞ × 89 ⅜ × 2 ⅜ inches (307 × 227 × 6 cm), edition 2/6
© Andreas Gursky/SIAE, Italy

Andreas Gursky, Bangkok II, 2011 Inkjet print, framed: 120 ⅞ × 93 ⅜ × 2 ½ inches (307 × 237 × 6.4 cm), edition 5/6© Andreas Gursky/SIAE, Italy

Andreas Gursky, Bangkok II, 2011

Inkjet print, framed: 120 ⅞ × 93 ⅜ × 2 ½ inches (307 × 237 × 6.4 cm), edition 5/6
© Andreas Gursky/SIAE, Italy

About

Since the photographic medium has been digitized, a fixed definition of the term “photography” has become impossible. When I started my work, I felt that I would always be dependent on the physical world. It seemed that it was more interesting to be a painter working in the studio, where one can decide what to do, how to develop the compositions. I am not a painter, but I have the same freedom now.
—Andreas Gursky

Gagosian is pleased to present photographs by Andreas Gursky, on view for the first time in Italy. Featuring works from the Bangkok series (2011), as well as the monumental Ocean VI (2010), the exhibition coincides with the tenth anniversary of the Rome gallery.

Gursky has demonstrated that a photographer can make or construct—rather than simply take—photographs about modern life and produce them on the scale of epic painting. Just as history painters of previous centuries found their subjects in the realities of everyday life, he finds inspiration in his own spontaneous visual experience and through reports of global phenomena in the daily media. From initially using the computer as a retouching tool, he began exploring its transformative potential, sometimes combining elements of multiple shots of the same subject into an intricate yet seamless whole, at other times barely altering the image at all. The resulting pictures have a formal congruence deriving from a bold and edgy dialogue between photography and painting, representation and abstraction. Over time his subjects have expanded to map and distill the emergent patterns and symmetries of a globalized world with its consensual flows and grids of data and people, architecture, and mass spectacle. In pursuit of his aim to create “an encyclopedia of life,” Gursky’s worldview fuses the perpetual motion of existence with the stillness of metaphysical reflection.

In spring of 2011, Gursky visited Bangkok and observed the Chao Phraya River, which flows through the city and empties into the Gulf of Thailand. In the Bangkok photographs, he depicts the flickering surface of the fast-flowing river at close range. The luminous ripples, captured in an expansive vertical format, echo the chromatic effects of Impressionism, or the bold compositions of the American postwar modernists. The river mutates endlessly, revealing a mercurial, iridescent pattern; a symmetrical, Rorschach-like image; or, as in Bangkok VI, a bright swath of turquoise, reflected from the plastic netting of construction scaffolding. This formal beauty, however, gives way to a toxic, scientific reality. Like urban waterways worldwide, Rome’s own Tiber included, the Chao Phraya is revealed by Gursky to be at once a dumping ground for all manner of manmade detritus (used condoms, mattresses, car tires); a crucible for natural disorder (dead fish and the pretty but devastating weed known as water hyacinth); and a reflecting, refracting mirror of the modern city in a constant state of flux.

Ocean VI (2010) is a satellite view in which water becomes a sublime and inscrutable void. Mesmerized by the flight-path program during a long journey by plane, Gursky saw the graphic representation—the edges and tips of sharply delineated land masses with wide blue expanses of ocean between—as a picture. For the Oceans series, he sourced high-definition satellite photographs from which to generate his own interpretations of sea and land, consulting shoal maps to obtain the appropriate visual density. Dominated by the Atlantic, with Caribbean islands and parts of the North and South American coastlines visible in the outermost edges, Ocean VI underscores the vulnerability of the Earth’s continents as ocean levels rise at an increasing pace. Gursky’s photographs thus touch a topical nerve in contemporary life, symbolizing environmental threats on both a local and a global scale.

Con l’introduzione del digitale non si può più dare una definizione univoca del termine “fotografia”. Quando ho iniziato il mio lavoro, sentivo che sarei stato sempre dipendente dal mondo materiale. Sembrava più interessante essere un pittore nel proprio studio, libero di decidere cosa fare, come sviluppare la composizione. Non sono un pittore, ma ora ho la stessa libertà.
—Andreas Gursky

Gagosian è lieta di presentare una selezione di opere di Andreas Gursky dalla serie Bangkok (2011) e la monumentale Ocean VI (2010), esposte per la prima volta in Italia. La mostra coincide con il decimo anniversario dell’apertura di Gagosian a Roma.

Gursky ha dimostrato che un fotografo può ideare e costruire—piuttosto che semplicemente “scattare”—foto del mondo contemporaneo, e realizzarle con la stessa scala della pittura monumentale. Così come i pittori di storia del passato trovavano i loro soggetti nella vita quotidiana, anche Gursky trae ispirazione dalla sua esperienza visiva personale e dai fenomeni globali comunicati dai media. Avendo utilizzato inizialmente il computer come semplice strumento di ritocco, ha poi esplorato le sue potenzialità per modificare le immagini: a volte combinando elementi dello stesso soggetto tratti da foto differenti, unendoli in un insieme intricato ma omogeneo, a volte decidendo di ritoccare pochissimo l’immagine. Le opere di Gursky hanno una coerenza formale che nasce dal dialogo audace e tagliente tra fotografia e pittura, rappresentazione e astrazione. Nel corso del tempo, l’artista ha ampliato i suoi soggetti inquadrando e distillando gli schemi e le simmetrie del mondo globalizzato, con i suoi flussi e reticolati di dati e persone, architettura e spettacolarizzazione di massa. Inseguendo l’obiettivo di creare “un’enciclopedia della vita”, il mondo di Gursky fonde il moto perpetuo dell’esistenza con la stasi della riflessione metafisica.

Nella primavera del 2011 Gursky visita Bangkok e osserva il fiume Chao Phraya che scorre attraverso la città sfociando nel Golfo del Siam. Nelle fotografie di questa serie, l’artista immortala da vicino la superficie tremolante del fiume con le sue luminose increspature catturate in un’estesa struttura verticale a suggerire gli effetti cromatici dell’Impressionismo, o le intense composizioni dei modernisti americani del dopoguerra. Il fiume, nella sua costante trasformazione, mostra un mutevole e cangiante disegno; una simmetria come nelle immagini di Rorschach; o, come in Bangkok VI, una luminosa fascia turchese, riflesso della rete di plastica di un ponteggio per costruzioni. Tuttavia, questa bellezza formale suggerisce una realtà tossica e scientifica. Come i corsi d’acqua urbani in tutto il mondo, tra i quali anche il Tevere a Roma, il Chao Phraya attraverso l’obiettivo di Gursky rivela le sue diverse nature: discarica per ogni tipo di rifiuto (preservativi usati, materassi, copertoni d’auto); crogiolo di squilibri naturali (pesci morti e la bella ma devastante alga conosciuta come giacinto d’acqua); riflesso della città moderna in uno stato di flusso costante.

Ocean VI (2010) è un’immagine satellitare nella quale l’acqua diventa un sublime e imperscrutabile vuoto. Incantato dalle immagini della rotta di un lungo viaggio aereo, Gursky ne interpreta la rappresentazione grafica—i margini e le vette delle masse terrestri nitidamente delineate intervallate dalle vaste distese blu dell’oceano—come fosse una fotografia. Per la serie Oceans ha reperito foto satellitari in alta definizione, da cui ha generato la sua personale interpretazione di mare e terra, consultando mappe dei fondali per ottenere la giusta densità visuale. Dominata dall’Atlantico, con le isole caraibiche e parti della costa del nord e sud America visibili ai confini più estremi, Ocean VI sottolinea la vulnerabilità dei continenti della Terra, mentre i livelli degli oceani aumentano ad un ritmo crescente. Le opere di Gursky toccano così un tema fondamentale della vita contemporanea, rivelando le minacce ambientali su scala locale e globale.

Ufficio ​stampa

PCM Studio
www.paolamanfredi.com

Paola C. Manfredi
paola.manfredi@paolamanfredi.com
+39 335 54 55 53

Per richiedere immagini
press@paolamanfredi.com
+ 39 02 3676 9480

Gagosian
pressroma@gagosian.com
+39 06 4208 6498

Press

PCM Studio
www.paolamanfredi.com

Paola C. Manfredi
paola.manfredi@paolamanfredi.com
+39 335 54 55 53

For image requests
press@paolamanfredi.com
+ 39 02 3676 9480

Gagosian
pressrome@gagosian.com
+39 06 4208 6498

From the Quarterly